Gennaio 2024
Source:Corriere della sera

Investindustrial di Andrea Bonomi, gruppo europeo di società di investimento, acquisisce la maggioranza dell'azienda leader produttrice di gru idrauliche. Garantita «una quota di minoranza significativa» alla famiglia fondatrice. Giovanni Fassi resta amministratore delegato. Obiettivo, una ulteriore crescita a livello internazionale
Dopo tre anni è calato il sipario sul dossier Fassi Gru. Era, infatti, il 5 gennaio 2021 quando per la prima volta veniva reso noto come la famiglia Fassi, fondatrice del gruppo Fassi Gru spa di Albino, tra i leader mondiali nella produzione di gru idrauliche, stesse studiando l’ipotesi di aprire il capitale ad un investitore di private equity.
Un’operazione che, finalizzata allo sviluppo dell’attività soprattutto negli Stati Uniti, è stata perfezionata dal partner che, fin dalla primavera del 2022, era stato accreditato come il miglior alleato per sostenere la crescita del gruppo, da tempo proiettato in una dimensione mondiale. Un elemento testimoniato da una quota export pari all’85% e dalla presenza in oltre 80 mercati a livello internazionale, innervata in 18 siti produttivi in Italia, Francia, Svezia e Malesia.
La scelta della famiglia Fassi è così caduta su Investindustrial di Andrea Bonomi (a fronte di più manifestazioni di interesse, tra cui quella del fondo italotedesco Bregal-Unternehmerkapital). Il gruppo europeo leader di società di investimento, holding e consulenza con oltre 13 miliardi di euro di fondi raccolti, nel riassetto societario di Fassi Gru, ha acquisito la maggioranza, garantendo, si legge nella nota ufficiale, alla famiglia Fassi «una significativa partecipazione di minoranza nell’azienda, con Giovanni Fassi che continuerà a ricoprire il ruolo di amministratore delegato della società».
In quale percentuale si traduca l’aggettivo «significativo» non è stato comunicato ufficialmente, ma la quota di Investindustrial dovrebbe fissarsi intorno al 70%, in un’operazione dai grandi numeri. A quanto era stato ricostruito da ambienti vicino al dossier, il controvalore del deal si basava, infatti, su un enterprise value di Fassi Gru, che conta 1.600 dipendenti e ricavi per 470 milioni di euro (nel 2023), di circa un miliardo di euro per un ebitda di 80 milioni di euro. «Siamo rimasti estremamente colpiti dalla forte performance, dalla posizione di leader del mercato e dalla reputazione di Fassi, oltre che dalla sua crescita e dalla sua espansione internazionale fino ad oggi, e dalla sua attenzione alla qualità, all’innovazione e alla sostenibilità — dichiara Andrea Bonomi, presidente dell’Industrial Advisory Board di Investindustrial —. Insieme alla famiglia Fassi condividiamo lo stesso obiettivo: creare un operatore leader globale nel settore delle attrezzature di sollevamento».
Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Fassi: «Siamo entusiasti — sostiene l’imprenditore — di avviare questo percorso con Investindustrial per sostenere la prossima fase di crescita di Fassi, grazie alla significativa esperienza e conoscenza di Investindustrial nell’incrementare le performance operative e la diversificazione geografica delle aziende». Fassi si è detto, inoltre, «estremamente orgoglioso dell’azienda fondata da mio padre negli anni Sessanta, del management e dei collaboratori».
Con una potenzialità realizzativa attuale di migliaia di gru all’anno, la storia di Fassi è quanto di più genuinamente ed artigianalmente orobico si possa pensare. Il primo impianto produttivo, con cui il patron Franco Fassi trasformava i veicoli industriali con allestimenti di assi e cassoni è datato 1946, mentre la costruzione della prima gru Fassi riporta al 1965. In quasi sessant’anni di storia, la crescita è stata esponenziale, soprattutto in una chiave di internazionalizzazione che ha precorso i tempi. Dal Canada alla Francia, dall’Inghilterra all’Australia, Fassi persegue una politica industriale capillare, di vicinanza al cliente in funzione delle più svariate esigenze.
Un’unicità che era emersa alcuni anni fa, con una straordinaria missione di recupero di un branco di elefanti della Costa d’Avorio tratti in salvo nella giungla proprio grazie all’intervento «tailor made» di una gru targata Fassi.